mercoledì 19 aprile 2017

Storie di storia dell'arte


In questa primavera inseguo l'arte e l'arte insegue me. Non so perché ora che l'unico museo che visito è il "sentiero del mulino", piccola meraviglia botanica del borgo, che ogni settimana mi propone fioriture diverse, sento tanto la necessità di leggere di arte. Così forte che i libri arrivano da me senza che sia io a cercali. Ognuno poi porta ad altre storie e ad altri libri. Si intrecciano vicende e storie senza un nesso apparente, ma rimane la curiosa sensazione che non sia tanto diversa la spinta che porta qualcuno, negli anni '60 o già di lì a scolpire una lapide di margarina piuttosto che la pietà del Vaticano. Diversi gli esiti, si dirà, la durata nel tempo e l'effetto nella gente. Della prima ho letto che ha iniziato a imputridire ancora prima che fosse esposta al pubblico e immagino abbia suscitato risatine imbarazzate e un po' di disgusto, la seconda la ammiriamo da secoli. Però non mi sento di deridere la spinta, il desidero a creare e a plasmare la materia. Il risultato forse, ma l'uomo che ci prova? È una colpa non essere Michelangelo? Immagino che il discorso valga anche per la scrittura. Forse, il primo effetto di queste letture è rendermi un po' più simpatico l'aspirante scrittore, anche quando non ha arte né parte e i suoi risultati sono aborti imbarazzanti. Per le opere no, poca simpatia, temo, se puzzano come la lapide irrancidita. Ma lo slancio che sentono gli artisti o aspiranti tali, che sento un pochino anch'io, quando nonostante tutto mi rammarico di non avere tempo per scrivere davvero, come potrei deriderlo?

Il primo libro me l'ha regalato un'amica, come se sapesse che adesso era di quel libro che avevo voglia. Ma del resto questa amicizia è fatta così, di rimpalli di imput intellettuali, cose che ci piacciono che ci buttiamo addosso anche se sappiamo di avere interessi diversi ed è proprio per questo che questo rimpallo è così stimolante.

Storie di artisti e di bastardi

È un libro strano e piacevole, questo di Flavio Caroli.
Con la scusa di lettere a una nipote che vuole dedicarsi all'arte il critico racconta retroscena ed episodi dell'arte italiana e internazionale degli ultimi cinquant'anni. Io sull'arte italiana degli ultimi cinquant'anni sono assolutamente ignorante, tolti Fontana e Pistoletto praticamente non conoscevo un nome, ma mi sono trovata immersa nel racconto di un sottobosco artistico che neppure sapevo esistesse. E se non credo impazzirò per opere che consistono in un pappagallo su un trespolo o nel buttarsi di pancia contro una colonna, ma si respira in questo libro la passione per le idee e la voglia di creare. Una voglia di creare che a volte dà risultati più tragicomici che illustri e che tuttavia, nella sua essenza, non può che essere ammirata.

Il secondo libro invece me lo sono cercata io dandomi un po' dell'idiota per non averci pensato prima. Nelle mie scorribande artistiche mi sono fornita di una biografia di Michelangelo (Michelangelo, di Antonio Forcellino, Laterza) e leggendola mi chiedevo perché mai nessuno ne avesse tratto un romanzo, se non una serie tv. Perché il romanzo è stato scritto, ovviamente, e basta recuperarlo e leggerlo.

Il tormento e l'estasi
Mi sta piacendo un sacco questo romanzo un po' datato il cui unico difetto è, appunto, l'essere datato. Scritto prima dei grandi restauri agli affreschi di Michelangelo e a più approfonditi studi critici, rimane comunque un'opera talmente ben fatta da meritare una riscoperta.
È un romanzo storico scritto come il dio dei romanzi storici comanda, con un apparato critico finale da far invida alla biografia di Forcello (tenuto conto dei decenni trascorsi) e neppure una riga non sorretta da documentazione. Quello che fa di questo romanzo un buon romanzo, tuttavia, è la delicatezza con cui Irving Stone si approccia a un personaggio ostico, per non dire ostile, a tratti genuinamente antipatico e ce ne restituisce l'umanità. Non compie tanto un'opera di ingentilimento del carattere, la superbia, la taccagneria e gli attacchi d'ira quelle sono, ma ce lo rende tangibile, quasi fragile sotto il tormentoso desiderio d'arte. Questo poi è reso benissimo, qualcosa che a tratti supera l'ossessione per rasentare la patologia e che mi fa pensare, una volta di più, che certi talenti assoluti è meglio non averli, almeno se si vuole godersi un minimo la vita.
Quello che ho amato, poi, è l'attenzione al mondo mentale di Michelangelo e al presentarcelo a tutto tondo, dall'influenza famigliare alle letture, il clima filosofico e le dispute religiose. Su quest'ultimo punto, poi, parte la riflessione metanarrativa. Questo è un bel libro, ma non un capolavoro. Ci sono cose che l'autore riesce a rendere e altre che non riesce. L'aspetto religioso, ad esempio. Quasi tutti i personaggi risultano vivi e credibili, anche quelli talmente iconici da essere per loro natura difficili da trattare, come Lorenzo il Magnifico. Quelli più spiccatamente religioni no. Tutta la parte su Savonarola, ad esempio, è un compitino ben fatto. Ma Savonarola continua a sembrare un pazzo e proprio non si capisce la presa che ebbe su Firenze. Sono temi che l'autore sembra non sentire e non riesce a restituire, mentre invece è bravissimo nel raccontare, ad esempio, la fascinazione morbosa per le dissezioni. Mi sono chiesta se sarei riuscita io, nel cimentarmi con un'opera di questa portata, riuscirei a rendere vivi anche i personaggi che sento più distanti, le questioni in cui fatico ad immedesimarmi. La risposta che mi sono data è no. Al momento non ne sarei capace. C'è un lontano da me che ancora non credo riuscirei a narrare. E Savonarola mi verrebbe pure peggio.
In ogni caso un libro da riscoprire, piacevolissimo nonostante la sua mole.

Non so dove altro mi porteranno queste mie scorribande artistiche né so spiegare perché senta tanto il bisogno di immergermi in un mondo, quello delle arti figurative, che mi è comunque lontano e di cui sono mera fruitrice. Eppure sono libri che si sposano bene con questo mio strano tempo, per cui da una parte sono sempre di corsa e dall'altra sto ore di fianco a una bimba addormentata in passeggino, rigorosamente all'aperto e fuori casa. Ieri e oggi, col tempaccio che c'era, il vento e le temperature in picchiata la pupattola ha dormito due ore in passeggino tutta beata (rigorosamente all'aperto e fuori casa, mica che mamma possa fare qualcosa di utile nel mentre). Vorrei dire che queste storie di storia dell'arte mi abbiano riscaldato. Sarebbe eccessivo. Ma non averle sarebbe stato peggio.

15 commenti:

  1. ...voglio assolutamente sapere di più sul tizio che si butta di pancia contro la colonna!!!

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    1. Erano in due, lui e lei. Lui ha desistito ai primi lividi, lei è andata avanti fino a svenire. Il libro documenta la cosa con una foto. Ah, l'amore per l'arte...

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  2. Mi sento quasi in colpa, perchè questo genere di letture le dovrei fare io...

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    1. E tu invece fai quelle che dovrei fare io...

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  3. Di Irving Stone ho letto L'amore è eterno, la storia di Abramo Lincoln e di sua moglie, molto bello. Queste letture se ti hanno scaldato la mente e il cuore mentre la pupa dormiva direi che hanno svolto la loro funzione più importante!

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    1. Irving Stone era specializzato in biografie romanzate, un artigiano della parola, nulla di più, ma il suo lavoro lo sapeva fare. A me ispira quella su Freud, ma non so se sia ancora reperibile.

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  4. Questi libri che esprimono il "tormento" interiore degli artisti sono interessanti. Io, neanche a farlo apposta, sto leggendo "Taccuini futuristi" una raccolta di annotazioni diaristiche di Umberto Boccioni.

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    1. Ecco un altro bel tipo, insieme a tutti i pazzi futuristi (pazzi va inteso con simpatia)...

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  5. Buttarsi di pancia contro una colonna mi ha ricordato la scena del film La grande bellezza con l'unica differenza che la tizia aveva assestato una craniata pazzesca. XD
    Non ho letto molti romanzi ambientati nel mondo dell'arte, degni di essere ricordati almeno, quanto più che altro saggi. De Il tormento e l'estasi ricordo il filmone con Charlton Heston e Rex Harrison.

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    1. Immagino che Sorrentino abbia preso spunto dall'episodio raccontato nel libro...
      Anch'io ricordo, devo dire con piacere, il film, anche se prende sono una porzione degli eventi e ci ricama su più di quanto non faccia Irving Stone. Il romanzo te lo consiglio.

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  6. Lessi a suo tempo con passione il libro di Stone. Se lo hai apprezzato penso potrebbe piacerti molto anche la biografia romanzata di Leonardo da Vinci dello scrittore simbolista russo Merezkovskij: "La rinascita degli dei". A me ha appassionato ancor più dell'altro.

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    1. Che bel titolo per un romanzo su Leonardo. Perché, io mi chiedo, queste cose le facciamo fare agli altri? Non è alta letteratura, certo, ma perché non sappiamo raccontare noi il nostro patrimonio?

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  7. Mi fa strano sentirtelo dire, perché nell'ultimo anno, più o meno, l'arte figurativa è entrata anche nella mia vita, sotto forma di libri e mostre - una novità, per me che non sono mai stata un'appassionata. Mi sento molto arricchita da questa svolta. Per ora ho approfondito Van Gogh e Mirò, ma spero sia solo l'inizio. :)

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    1. A me l'arte è sempre piaciuta, però che invidia per chi riesce a crearla...
      La musica, invece, non riesco a capirla fino in fondo. Mi piace, la ascolto, ho anche una discreta cultura operistica, m mi sfugge sempre qualcosa...

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