sabato 23 settembre 2017

Piovono libri – Ghiaccio Nove


I due libri che il gruppo di lettura ha letto quest'estate sono così diversi ed entrambi meritano (per opposti motivi) alcune considerazioni non frettolose che ho deciso di dedicare a ciascuno un post. Del primo, Rinascimento Privato, ho già parlato qui.

Il secondo libro era Ghiaccio Nove di Kurt Vonnegut.
Si è commentato, ieri sera, che è questo un libro un po' dimenticato, sarà la copertina che fa pensare più a un romanzo rosa, sarà il fatto che non è un romanzo facilmente inquadrabile. Si tratta di una sorta di fantascienza distropica intrisa di humor nero (o di humor nero e cinico vestito da fantascienza distropica). Si racconta di uno scrittore alla ricerca dei tre figli di uno dei padri della bomba atomica, in un mondo realistico e bislacco insieme. Scoprirà che essi conservano l'ultima invenzione del padre, una molecola di ghiaccio (il ghiaccio nove, appunto) in grado di far congelare istantaneamente tutti i liquidi della terra. Con i tre figli dell'uomo finirà in un'isola tropicale, molto più infernale che paradisiaca, dove la stupidità umana, più che la malizia darà inizio all'apocalisse.

Un poco fuorviante è il titolo italiano, che punta l'attenzione sulla scoperta dello scienziato. Quello originare suonerebbe come "il canestro del gatto" e fa riferimento a un gioco più volte nominato del libro, che diventa metafora della mancanza di senso del mondo. E, del resto, questo romanzo, tutto giocato sul dramma estremo raccontato come se fosse una barzelletta, non fa che ragionare sulla verità e la menzogna.

Il romanzo si apre con la frase "niente è vero, in questo libro" ed è percorso dalle frasi del santone Bokonon, fondatore del Bokononismo, religione segretamente diffusa nell'isola in cui la seconda parte del romanzo è ambientato. Bokonon sostanzialmente dice tutto e il contrario di tutto, per ribadire il concetto che non c'è alcuna verità assoluta a cui l'uomo può giungere:
Alla tigre tocca cacciare
All'uccello tocca volare
All'uomo tocca chiedersi: "Perché? Perché? Perché?".
Alla tigre tocca dormire
All'uccello tocca posarsi
E all'uomo raccontarsi
Che è ancora in grado di capire.

La cosa strana è che quasi tutti i presenti alla riunione (me compresa) hanno trovato un sacco di verità nelle parole di Bokonon e nel bokononismo. In particolare io ho trovato un sacco di verità in questo libro.
Questa descrizione dell'umanità cinica e comica, intrisa di un umorismo disperato, quello di chi non può far altro che ridere vedendo la tragedia che si prospetta all'orizzonte ineluttabile, ha vette li lirismo e squarci di lucidità inaspettate.
Io non sono una fan delle citazioni, di solito non sottolineo i libri che leggo per ricordarne le esatte parole, ma con Ghiaccio Nove ho avuto più volte l'istinto di farlo. Viene da qui la riflessione a cui ho dedicato un post qualche giorno fa:
Come muore un uomo quando viene privato della consolazione della letteratura?
In uno o due modi, per pietrificazione del cuore o per atrofia del sistema nervoso.

Ma è sempre il Ghiaccio Nove che ho trovato una delle più belle definizioni del mio rapporto col Nik:
Una duplass è un valido strumento per acquisire e sviluppare, nell'intimità di un'interminabile storia d'amore, dati di conoscenza che sono strani ma veri.
Ora, pensando all'amore che condivido con il Nik per le informazione bizzarre ma vere, mi è sembrato strano vedere descritto in termini così chiari e insieme così teneri, quella che è effettivamente una nostra caratteristica.

Potrei continuare, Ghiaccio Nove è uno strano libro che racconta il peggio dell'umanità attraverso il comico e il falso, per gettare ogni tanto lampi di spiazzante verità.

Non è solo questo, però, il fascino del romanzo, gli spunti di riflessione sono molti, la guerra, la stupidità, la solitudine, le cose che si fanno per l'illusione di un amore (alla fine tutti e tre i figli barattano la molecola per una storia d'amore illusoria). Mi ha colpito particolarmente il discorso sulla religione. 
Bokonon si inventa santone per distrarre una popolazione prostrata dalla povertà. Si inventa la leggenda, in realtà costruita a tavolino, del santo che vive nella giungla, ricercato dal dittatore che vuole la sua testa. Eppure la sua finzione diventata una vera religione, non priva di fascino persino per i lettori, come se, anche in questo caso, una verità trascendesse le menzogne. O se le menzogne credute verità acquisissero una forza non in virtù di un loro senso assoluto, ma per la percezione delle persone che le considerano vere.

Ancora una volta il gruppo di lettura mi ha fatto scoprire un autore e un libro a cui non mi sarei avvicinata, facendomi scoprire un libro solo apparentemente facile, per nulla immediato, che raggiunge lampi di verità attraverso la menzogna dichiarata.
Sicuramente da riscoprire.

A questo punto, però, mi è venuta anche la curiosità di chiedervi in quale libro avete trovato inaspettatamente una frase che sembrava parlare di voi.

giovedì 21 settembre 2017

Il mio nuovo blog didattico

Bene ho fatto ad anticipare la scrittura e la pubblicazione del post su Rinascimento Privato, perché poi il nido ha colpito, portando alla pupattola un simpatico virus del raffreddore potenziato. La mia bella organizzazione nido-scuola-casa è crollata come un castello di carta, sostituita da un incastro nonni/riunioni/rientri anticipati, una sorta di tetris casalingo dagli spigoli sensibili.
Adesso, però, la piccola dorme tranquilla (spero di non aver parlato troppo presto) e io raccolgo le ultime forze per qualche riga.

Ogni tanto torna la domanda, nella blog sfera, su a cosa serva davvero un blog. Non a vendere, non ha farsi conoscere a un vasto pubblico, non a scrivere narrativa. Insomma, sembriamo dirci, è divertente, però...
Però si costruisce una professionalità. Si impara a conoscere uno strumento che magari può essere utile.
Avevo già sperimentato il blog didattico con la mia precedente classe, lo usavo sopratutto per pubblicare i lavori dei ragazzi.
Quest'anno mi trovo a iniziare un nuovo ciclo e ho pensato di fare qualcosa di un po' più strutturato che possa ospitare sia i lavori dei ragazzi sia materiale per le lezioni. Due settimane di scuola sono poche per capire se il mio esperimento sta funzionando da un punto di vista didattico. Di certo aiuta me. Il blog è uno strumento che uso da anni, ci metto davvero pochissimo a caricare i post, in parte preparati quest'estate. In classe posso proiettare tutto alla LIM e, magari alla prima ora, dopo una notte in bianco o quasi, avere già il riferimento alle pagine del libro e all'attività mi aiuta a non perdermi. 
L'aspetto al momento è ancora un po' troppo serioso, ma spero che presto i miei "primini" possano colorarlo con i loro lavori.
Se vi va, venite a dare un'occhiata:


La cosa su cui riflettevo caricando i materiali per le lezioni di oggi è che non ho mai pensato al blog come a qualcosa di utilitaristico. Ho aperto il primo quando pensavo che nessuno mai mi avrebbe pubblicato, senza pensare, quindi a un ritorno diretto per la mia, all'epoca solo sognata, attività di autrice. In realtà grazie il blog si è rivelato una miniera di occasioni, conoscenza, amicizie. Sono una classicista involuta in archeologa preistorica, la tecnologia della mia epoca è la pietra levigata. Il blog mi ha obbligata a usare ogni giorno il computer per qualcosa che non fosse un semplice programma di scrittura. Intendiamoci, basta un minimo intoppo perché io mi senta persa e sono convinta che dei minuscoli gnomi facciano funzionare gli ingranaggi del mio mc, ma, insomma, senza il blog sarei messa peggio.
Quindi la mia perla di banalità di questa sera è che a volte chiederci il a cosa serve qualcosa è molto meno importante che farla. Se non oggi, domani a qualcosa servirà.

martedì 19 settembre 2017

Piovono Libri – Rinascimento Privato

Questa è la storia di una sconfitta. La mia sconfitta di fronte a un libro che ho fortemente voluto leggere, votandolo con entusiasmo come lettura estiva al gruppo di lettura.
Solo quest'anno, in cui ho letto sensibilmente meno del solito per ovvi motivi, mi sono scofanata tre saggi e un romanzo non proprio formato XXS sul rinascimento (Il tormento e l'estasi). E allora perché, perché questo romanzo mi ha sconfitto?
Amo il rinascimento, amo i romanzi storici, specialmente se in prima persona e scritti da donne. Memorie di Adriano è tra i miei libri della vita.


Rinascimento privato, infatti, altro non è che la biografia romanzata di Isabella d'Este, signora di Mantova, scritto in prima persona, inframezzato dalle lettere da lei ricevuto da parte di un ammiratore (nonché prete) inglese.
Credo che il problema sia stato il cozzare dell'immagine di Isabella d'Este già presente nella mia testa e quella presentata in un romanzo che ne dovrebbe ripercorrere la vita.
Ricordo una piacevole vacanzina natalizia a Mantova e la visita alle stanze di Isabella
Una delle stanze private di Isabella
Ricordo in particolare, all'interno della sua collezione di antichità, una stata di Apollo, nudo e in tutta la sua bellezza greca. Avevo commentato con il Nik sul carattere di una donna rinascimentale che ammirasse spudoratamente una simile statua, ottima risposta ai ripetuti tradimenti del marito.
Isabella d'Este, vera signora di Mantova, estimatrice d'arte, fine politica, figlia del suo tempo mi si mostrava in quelle stanze in tutta la sua forza.
Studio di Leonardo da Vinci per un ritratto
di Isabella d'Este
Ecco, questa donna io nel romanzo non l'ho ritrovata. 
Forse non ho ritrovato l'Isabella della mia immaginazione.
In fin dei conti non posso dire che con assoluta certezza che Maria Bellonci si sia sbagliata, l'utilizzo delle fonti è impeccabile. Ma alla mia sensibilità di donna e di storica l'Isabella del romanzo non suona autentica. Mi sembra un normalizzazione ad uso delle donne borghesi a cui il romanzo si rivolge. 

Già il titolo avrebbe dovuto essere un campanello d'allarme. Rinascimento Privato. Se c'è stato un momento in cui di privato non c'è stato nulla, questo è stato il Rinascimento. E Isabella ha vissuto alla luce del sole tutto, il matrimonio combinato e palesemente infelice, la sua troppo spiccata abilità politica che la faceva apprezzare più dagli avversari che dai dai famigliari, l'amore spregiudicato per l'arte e la bellezza. Era a capo della migliore rete di spionaggio d'Europa e usava con abilità e precisione chirurgica la mole di informazioni che riceveva. Il suo rinascimento si può definire "privato" solo perché sapeva tutto del privato degli altri.
Tutto questo nel romanzo si riduce alla storia di una donna dalle troppe virtù. Consapevole, sì, di essere la più adatta a governare in un mondo in cui il governo è appannaggio dell'uomo, ma anche capace di tornare nei ranghi, sia pure con rammarico.
Ho trovato paradossale il fatto che fosse descritta come una moglie devota di un uomo che non aveva scelto, che è palesemente un cretino e che di fatto Isabella tiene il più possibile lontano da Mantova e dal governo. Nel romanzo però lei lo ama ed è solo controvoglia ed accidentalmente che lo lascia anni come ostaggio non riscattato. Mi è sembrato che l'autrice fosse impegnata a costruire il ritratto di una donna ideale e sarebbe stato brutto attribuirle nei confronti del marito un sentimento che non fosse amore. Quasi a dire che anche se non si ha scelto il marito, questo è un completo idiota e continua a tradire, una brava moglie deve comunque essere devota, leale e se possibile innamorata. Personalmente ho dei seri e storicamente sensati dubbi che Isabella desiderasse così tanto il ritorno del marito, quando questi era prigioniero...

L'amore per l'arte e l'uso spregiudicato che Isabella ne fa, usando l'arte come arma politica e gli artisti come informatori, passa assolutamente in secondo piano. Gli artisti che passano da Mantova vengono nominati di sfuggita, più come tocchi di colore ed elementi della scenografia, che non come tasselli fondamentali di quel mondo complesso che era il rinascimento. Addirittura Mantegna, che vive a corte fino al 1506, non ha una singola battuta. Mi è persino venuto il dubbio che l'autrice non avesse ben chiaro il ruolo politico che aveva allora l'arte, relegando questo aspetto centrare a una questione di buon gusto personale di Isabella.

Quello che davvero mi ha irritato, però, è una vicenda che attraversa tutto il romanzo. 
All'inizio della narrazione Isabella incontra un giovane prete inglese, tale Pole che è palesemente innamorato di lei. Per tutta la vita Pole continua a scrivere a Isabella lettere che la donna conserva, ma a cui non risponde mai.
Ora, qui sorgono diversi problemi che trasformano quelle che rimangono le pagine (a mio gusto) più ispirate del romanzo in un polpettone storicamente imbarazzante.
Innanzi tutto all'epoca un Pole, prete inglese, c'era davvero. Era  Reginald Pole, il capo degli spirituali, una corrente spirituale vicina alle chiese riformate di cui ha fatto parte anche Michelangelo. Reginald Pole è stata a un passo dal diventare papa, per poi morire in odore di eresia. È una figura importante e controversa, di cui tutto le opere sono finite distrutte, di certo era un teologo di prim'ordine. Ora se in un romanzo ambientato in quegli anni mi metti un Pole, prete inglese, io mi aspetto, quanto meno, che sia ispirato a questa figura e che quindi vengano tirate in ballo tutta una serie di tematiche inerenti alla fede e alla corruzione della chiesa. È una questione di aspettativa che tu, autore che ti presenti come colto, generi nel lettore che conosce un minimo ciò di cui stiamo parlando. Aspettativa del tutto disattesa. Il Pole del romanzo è un romantico inguaribile che si bea di un amore idealizzato e viene utilizzato dall'autrice più che altro per presentare fatti e personaggi che, tenendo l'esclusivo punto di vista di Isabella, sarebbero stati esclusi dalla narrazione. Al di là delle aspettative, ho trovato di pessimo gusto dare a questo slavato innamorato il nome di un combattente della fede, che è arrivato a un passo dal rogo per le sue idee (e lo ha evitato solo perché è morto prima).
La seconda cosa che non ho mandato giù di questa vicenda è che Isabella è terrorizzata dal fatto che queste lettere possano essere trovate. Lei non ha mai risposto, Pole l'ha visto una volta, e non c'è nulla di compromettente nelle parole dell'inglese. Nel contesto storico in cui vive Isabella la sua paura è ridicola (di sicuro Isabella conservava documenti assai più pericolosi, ricordiamo che aveva la migliore rete di spie d'Europa). Questa è un'epoca in cui l'amore platonico e idealizzato come quello di Pole per Isabella poteva benissimo essere dichiarato alla luce del sole. Senza scandalo alcuno Lorenzo de Medici, sotto gli occhi della moglie dedica un torneo a un'altra donna (sposata) e Bembo fa realizzare da Leonardo il ritratto della donna a cui è legato da amore platonico. Costei è sposatissima, ma il quadro non le genera nessun imbarazzo. L'amore platonico, dichiarato ma non consumato, era una sorta di gioco socialmente accettato nelle corti dell'epoca. Mi chiedo che livello di coinvolgimento emotivo comportasse e cosa ne pensassero davvero i legittimi consorti, ma che fosse accettato è un fatto. E anche gli amori tutt'altro che platonici erano sostanzialmente accettati. La cognata di Isabella d'Este era Lucrezia Borgia, sì, quella Lucrezia e l'amante di Lucrezia era il marito di Isabella. Il fatto che Lucrezia avesse come amante il signore di Mantova era di dominio pubblico e non le ha causato particolare danno (a parte la comprensibile antipatia di Isabella). Ora, in questo contesto, vergognarsi per delle castissime lettere mi sembra eccessivo, fino a diventare comico.

Tutto il romanzo mi è sembrato una versione addomesticata del Rinascimento e della stessa Isabella, ricoperta dall'autrice di troppe virtù per essere quella donna spregiudicata che altre fonti ci raccontano.
Mi è mancata la complessità dell'epoca, risolta come un riassunto di fatti e privata della profondità intellettuale e speculativa che l'ha caratterizzata.

Nella mia testa si è creato un inevitabile derby con Il tormento e l'estasi, vinto da quest'ultimo. Il romanzo di Irving Stone non è privo di errori storici e di ingenuità, alcune mi hanno fatto anche tenerezza, ma vi ho trovato lo sforzo di descrivere nella sua interezza un mondo complesso e di non normalizzare un personaggi spigoloso. Riniscimento Privato per certi versi è più accurato, ma omette, semplifica, smussa gli angoli. Mi è sembrato scritto apposta perché le prof di liceo benpensanti potessero darlo da leggere agli alunni, sicure che la protagonista non le avrebbe messe in imbarazzo o discusso i loro valori e questo sospetto me l'ha reso terribilmente antipatico.

PS: di solito posto il commento al libro dopo la riunione, ma, dato che il tempo va colto quando c'è e che comunque i libri a questo giro sono due, per una volta infrango la mia regola, anche se mi riservo di scrivere ancora qualcosa in merito se uscissero commenti illuminanti, magari in grado di farmi cambiare idea.

sabato 16 settembre 2017

Di Liebster Award e di difficili equilibristi

Questa è stata la mia prima settimana di lavoro a pieno regime. Il fatto che schiere di madri prima di me siano riuscite a portare avanti lavoro, famiglia e qualche attività extra è un chiaro indizio che si può fare. La pupattola mi aiuta andando all'asilo volentieri, dove viene stremata al punto giusto perché prima delle 21.00 sia cotta (salvo a volte credere di essere sul punto di morire di fame in piena notte). Anche così, però è un difficile gioco di equilibrismi del tipo: "se il giovedì pranzo nell'ora buca alle 11.30 e sono disposta a cambiarmi in auto riesco a guadagnare quaranta minuti per andare a correre" o "riesco a passare da casa e restarci esattamente mezzora. Posso stendere il bucato, fare le verdure al vapore e frullarle per il passato, nel mentre faccio partire la seconda lavatrice, sistemo le cose del gatto, bagno le piante e se sono molto brava riesco anche ad andare in bagno". Imparerò, suppongo, o impazzirò nel tentativo. Il tutto ha anche dei lati positivi. La pupattola (per ora) non piange quando la lascio al nido, ma la maggior parte dei suoi compagni sì e io esco da lì pensando "avevo sempre pensato che l'età delle medie fosse la più difficile da gestire, ma è sempre meglio che avere dieci pupattoli urlanti da gestire". Per quanto le incombenze scolastiche a volte siano pensati non possono essere peggio di una giornata passata a cambiare pannolini di un'intera classe di nido. Anche il prezioso tempo per il blog o la scrittura me lo godo di più, proprio perché diventa un premio conquistato con fatica. Certo, a volte la frustrazione vince. Questo post è stato iniziato tre volte e tre volte è stato bruscamente interrotto. Quattro se contiamo il fatto che ho appena salvato il gatto che era rimasto imprigionato in un armadio...
È ovvio che il blog ne risenta. Non sono gli argomenti a mancarmi, ho un sacco di post già scritti in testa, il problema è che fino a che rimangono lì è difficile che vengano letti!

Sono indietro quindi anche con questo.
Il super e doveroso ringraziamento a Tiziana per il Liebster Award

Io sono sempre pessima quando si tratta di rispettare i regolamenti. Rispondo però davvero volentieri alle domande di Tiziana:

1. Con quale personaggio letterario intraprendereste una storia d’amore?
Difficile questa, più di quanto sembri. Mi intrigano sempre personaggi che so che non sopporterei come compagni di una vita e purtroppo non sono tipo da focose avventure di una notte. Quindi se devo scegliere un personaggio che mi ispira simpatia e che forse potrebbe essere papabile per essere preso in considerazione da un punto di vista sentimentale, opto per Il colonnello Brandon di Ragione e Sentimento. Ha trentacinque anni, quindi nel libro passa per vegliardo, ma è più giovane di me, ha un passato avventuroso, buone letture e buon gusto musicale, quindi non sembra una noia abissale. Sembra poi un tipo affidabile che non impedisce alla ragazza che ama di compiere errori, ma è pronto a raccogliere i cocci.
2. Quale libro regalereste a una persona che non vi sta tanto simpatica?
Credo cercherei comunque un libro che le possa piacere, anche se in tutta sincerità eviterei un libro. Se cerco di mandare messaggi sarcastici per lo più non vengo capita, mentre a volte offendo le persone senza volerlo...
3. Qual è il libro che consigliereste a un bambino?
Ultimamente regalo spesso Gaiman, bravo è sempre bravo e ormai ci sono sue opere per ogni fascia d'età, dai sei ai novant'anni.
4. Reinventa il finale di un libro famoso. Di quale cambieresti le vicende?
Su questo avevo fatto un post. Il mio sogno è sempre cambiare il finale a "Notre Dame de Paris" con Frollo che alla fine non evolve in assassino, ma in eroe, salva Esmeralda, la lascia andare per la sua strada (avendo capito che è una testolina vuota), getta la tonaca alle ortiche e parte per l'Italia.
5. Ti spaventano i libri voluminosi?
Prima dell'arrivo della pupattola no. Adesso un pochino sì.
6. Qual è il tuo genere letterario preferito da leggere?
Il fantasy rimane la mia "confort zone", anche se trovarne di qualità è sempre difficile.
7. Un libro strappato o un libro non tornato dopo in prestito.

Quale situazione ti farebbe più male?

Non tratto i libri come reliquie, quindi molto peggio il non ritorno, sopratutto se si tratta di un libro fuori commercio (purtroppo mi è capitato).

8. Leggi ad alta voce o preferisci la lettura dentro di te?
Ad alta voce solo se obbligata e comunque di malavoglia.
9. Descrivi un luogo che ti è rimasto impresso in un romanzo. Anche non reale.
Tra le ultime letture mi rimarrà a lungo l'immagine di Matera data da Carlo Levi in "Cristo si è fermato ad Eboli", una sorta di favelas scavata nella roccia rigurgitante di povertà e malattie. 
10. Scriveresti un libro erotico?
No. Non è nelle mie corde, se i miei personaggi si spogliano io già vado in ansia per come rendere la scena.
11. L’ultimo libro letto che hai sul comodino.
Ghiaccio nove.

Non nomino nessuno, ma lascio volentieri undici domande a tema "libri e viaggi" per chi abbia voglia di rispondere, nei commenti o altrove.
1 – Puoi andare in vacanza nell'ambientazione di un libro che hai letto, quale scegli?
2 – Con quale personaggio andresti in vacanza? Che genere di vacanza sceglieresti?
3 – Quando viaggi preferisci leggere libri legati al luogo che visiti oppure no?
4 – Hai mai fatto un viaggio appositamente per vedere un luogo descritto in un libro?
5 – Hai mai fatto un viaggio per vedere un luogo legato a un autore che ami particolarmente?
6 – Leggi libri di viaggio?
7 – Leggi ancora guide turistiche o ormai bastano i siti internet?
8 – Potendo andare a cena in un luogo letterario dove andresti?
9 – Abbina un piatto a un romanzo che ami particolarmente.
10 – Ci sono libri che non leggeresti mai in vacanza? Perché?
11 – I libri che hai letto nelle tue ultime vacanze.


lunedì 11 settembre 2017

Di fumetti pucciosi

La tenerezza è una leva potente in mano più di tutti agli autori di fumetti e di cartoni animati. Per quanto un romanziere possa tratteggiare un personaggio tenero, la resa non sarà mai come quella grafica. Allo stesso modo nessun attore in carne ed ossa raggiunge lo sguardo del gatto con gli stivali. Gli illustratori di fumetti e i creatori di cartoni animati possono. Creano figure talmente tenere e indifese che nessun lettore dotato di cuore abbandonerà la lettura sapendole in pericolo. Ecco, a volte si rischia di eccedere. Negli ultimi mesi mi sono imbattuta in due opere che fanno della tenerezza la loro forza, la prima in modo motivato, sia pure al limite, l'altra eccedendo un po'.

Il piccolo Caronte
L'Inferno è un luogo dove tutti hanno un ruolo. Ereditario, a quanto pare. Questo scopre il Piccolo Caronte del titolo, sì, proprio il figlio del più famoso traghettatore di tutti i tempi, quando il padre scompare. Bimbetto dallo sguardo indifeso come pochi se ne sono visti, accompagnato da un cucciolo di cerbero che tutti vorremmo in salotto, deve comprimere il proprio apprendistato infernale per prendere il posto di suo padre. E capire davvero cosa ne è stato di lui.
La tenerezza è la chiave di questa storia sulla crescita e sulla perdita ed è giusto che sia così. Non avrebbe senso se il piccolo Caronte non fosse così dolce e indifeso. Si arriva alla fine con la lacrimuccia e una gran voglia di scendere all'Inferno ad abbracciare il piccolo (e di denunciare Satana per sfruttamente minorile). A lettura terminata mi sono chiesta se tanta dolce pucciosità non abbia mascherato una trama un po' scontata. Forse sì, ma lo ha fatto bene.
Monstress
La pucciosità è anche l'arma segreta di Monstress, ma in questo caso mi chiedo se sia del tutto giustificata. 
La trama non mi è spiaciuta per nulla. È un fantasy puro ambientato in un mondo in cui ci sono essenzialmente due razze, gli umani e gli arcanici. Il fatto che gli umani abbiano scoperto che mangiarsi gli arcanici dona dei poteri magici non aiuta la convivenza pacifica. Ecco, il problema. È una storia in cui ci sono streghe antropofaghe che tagliano arti ai bambini per mangiarseli.
Disegnati così:
Ecco, questo per me è giocare sporco. 
Si può abbandonare la lettura di una storia in cui la bimba volpe rischia di essere mangiata?
La protagonista è la ragazza al centro, un'arcanica che ha dentro di sé, forse, un'antica e distruttiva divinità. Non raggiunge il grado di pucciosità della bimba volpe, ma come fanciulla stringe non poco il cuore anche lei. E il fatto che pure lei si mangi le essenze vitali di chi ha intorno passa in secondo piano quando sfodera il suo peggior sguardo indifeso:
Premesso che questo primo volume non mi è spiaciuto per niente e che leggerò di sicuro il secondo, mi sembra però che ci sia una discrepanza a tratti insanabile tra una trama molto cruda e dei disegni che puntano tutto sulla tenerezza.

In ogni caso entrambi i fumetti sono consigliati a chi voglia delle opere diverse dal solito e non tema un'overdose di tenerezza.

E voi vi siete mai imbattuti in una storia che faccia un uso eccessivo di pucciosità?

sabato 9 settembre 2017

Per pietrificazione del cuore


Da un libro appena terminato, di cui riparlerò.

A volte ho l'impressione che sia proprio ciò che sta accadendo al nostro paese...